L’obiettivo
fondamentale dell’educazione per Simone Weil è di sviluppare
l’attenzione
(questo è anche il segreto della sua resistenza fisica). Nel 1942 in
alcune riflessioni per un circolo di studentesse affermava: “Benché
sembri che oggi lo si ignori, il vero e quasi unico interesse degli
studi è quello di formare la facoltà dell’attenzione. La maggior
parte degli esercizi scolastici hanno anche un interesse intrinseco:
ma è un interesse secondario. Tutti gli esercizi che fanno appello
alla nostra facoltà di attenzione sono interessanti allo stesso
titolo e nella stessa misura”. Per esempio, se si deve svolgere un
esercizio di geometria, non è importante trovare la soluzione quanto
compiere uno sforzo di attenzione. Il frutto si ritroverà un giorno
anche “in un campo qualsiasi dell’intelligenza, forse del tutto
estraneo alla matematica. Forse un giorno colui che ha compiuto
questo sforzo sarà in grado di affermare più direttamente, proprio
grazie a questo sforzo, la bellezza di un verso di Racine”. Per lei
l’attenzione consisteva “nel sospendere il proprio pensiero, nel
lasciarlo disponibile, vuoto e permeabile al soggetto, nel mantenere
ai margini del proprio pensiero, ma a livello inferiore e senza
contatto con esso, le diverse conoscenze acquisite che si è
costretti ad usare”. Le condizioni che ella indicava alle ragazze
per conseguire l’attenzione sono queste:
1)
studiare senza ricercare buoni voti, non seguire i gusti e le
attitudini personali, “ponendo lo stesso zelo in tutti gli
esercizi” perché tutti servono a formare l’attenzione,
2)
“guardare in faccia ogni esercizio scolastico fallito in tutta la
bruttezza della sua mediocrità, senza cercare scuse”.
Un secondo
obiettivo dell’azione educativa è quello di suscitare
le motivazioni dell’apprendere.
La condizione fondamentale di ogni processo educativo è
rappresentata dalla volontà del discente, dal desiderio di imparare.
“L’intelligenza può essere guidata solo dal desiderio. Perché
ci sia desiderio, occorre che ci siano piacere e gioia.
L’intelligenza cresce e porta frutto solo nella gioia. La gioia di
imparare e indispensabile agli studi, come la respirazione ai
corridori. Dove essa è assente non ci sono studenti, ma povere
caricature di apprendisti che al termine del loro apprendistato non
avranno neppure un mestiere.”
Un terzo
obiettivo che ci sembra ravvisare nella sua attività di docente è
quello di insegnare
il gusto della bellezza.
Nella sua visione filosofica l’uomo concepisce la propria identità
come unione di spirito e corpo, nella sua visione mistica lo spirito
è presente nella natura. Allora la natura nel suo complesso è il
luogo nel quale cogliere la presenza di Dio. Di qui discende per lei
il valore dell’arte. “Conclusione: valore morale dell’arte. Ci
insegna che lo spirito può discendere nella natura. la morale, da
parte sua, ci dice di agire conformemente ai pensieri veri. Il bello
testimonia che l’ideale può passare nella realtà”. E in
L’ombra
e la Grazia
sostiene “Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su
qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere
che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me,
questo basta, il resto viene da sé” .
Da qui discende
un ultimo obiettivo: educare
all’azione.
La passione per il mondo, per l’umanità, per la storia spingono
all’azione. In Lezioni
di filosofia
appare chiaramente che l’azione è lo scopo della conoscenza:
attraverso l’azione l’individuo prende piena consapevolezza di
sé. Simone Weil l’ha vissuto sulla propria pelle nell’azione
sindacale e politica, nel lavoro in fabbrica come operaia,
combattendo nella guerra spagnola e desiderando di combattere nella
seconda guerra mondiale. In questo senso le sue scelte di vita
orientate all’azione non sono a lato, magari in contrasto con il
suo cammino intellettuale e spirituale. La sete di sapere, di verità,
meglio di ‘conoscenza della verità’ la rendono inquieta in ogni
istante della sua vita, senza tregua. “La verità di conoscenza –
testimonia Paola Melchiori – mi pare il tratto più significativo
dell’esistenza di Simone Weil, perché ne improntò costantemente
il percorso intellettuale, e, per sua stessa testimonianza, le scelte
di vita. La sua ricerca si proponeva come oggetto la verità.
Conoscere
la realtà
ha in Simone molteplici significati, ma soprattutto mi pare indicare
la necessità di restituire al pensiero il suo oggetto proprio;
quella capacità cioè di aderire alle cose e trasformarle che la
separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, e la crescente
specializzazione e astrattezza della scienza e della cultura
contemporanea le parevano avere irrimediabilmente compromesso, con
conseguenze funeste per la vita degli uomini”. Possiamo concludere
che la sua attività di insegnamento è caratterizzata dalla sua
personalità, dal suo essere stesso piuttosto che dalla sua
professionalità, dalla sua preparazione culturale, seppur vastissima
e poliedrica al punto da arrivare a rifiutare ogni innovazione
pedagogica: “del resto io sono ben lontana – scrisse nel 1936,
quindi dopo anni di scuola - dall’entusiasmarmi per la nuova
pedagogia in genere, e ne diffido quanto più essa si appella alla
‘scienza, alla ‘psicologia’ e alla ‘psiconanalisi’! ecc.
(perché sono frottole)”.È ancora attuale per la scuola di oggi l’insegnamento di questa donna molto originale? Forse no. Ma la sua vita e i suoi scritti ci offrono molti spunti di riflessione. E poi rimane la testimonianza di una grande passione per ogni sapere, per la scuola, per le sue allieve. Monica Bussini - Corrado Marchi
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